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Inflazione: cos’è, come si calcola e perché è pericolosa

L’inflazione è una delle condizioni in cui si può trovare ciclicamente l’economia di un paese: continua a leggere per scoprire come funziona.

6' di lettura

Un aumento generalizzato e costante dei prezzi: ecco cos’è l’inflazione. Quando il tasso d’inflazione sale, di solito l’economia cresce, ma il potere di acquisto delle famiglie diminuisce. Da cosa dipende l’inflazione, come si calcola, perché se ne parla, fino a che punto può essere considerata normale e quando bisogna iniziare a preoccuparsi? Scoprilo in questa guida.

Inflazione, significato e funzionamento

Il significato di inflazione è un aumento dei prezzi generale, che riguarda tutti i beni o la maggior parte di essi, ed è costante, ovvero non sporadico e protratto per un determinato periodo. Pertanto, nella definizione di inflazione non ricadono gli aumenti di prezzi di un solo bene, o le impennate che possono rientrare in breve tempo: l’inflazione è uno degli stati in cui ciclicamente può trovarsi l’economia di un paese, in alternativa alla deflazione, alla recessione e alla stagflazione. 

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Tasso di inflazione, come si calcola

Come si calcola l’inflazione? Per comodità l’aumento dei prezzi non viene indicato in termini assoluti, ma in percentuale, che indica di quanto sono aumentati i prezzi rispetto a un determinato periodo precedente. Se l’inflazione è stata del 3% in un mese, ci si può aspettare che un bene che costava 10 euro il mese scorso, ora costi 10 euro e 30 centesimi. Sembra una cosa da poco, ma può incrementare sempre di più se gli aumenti sono costanti.

Il tasso di inflazione non è semplice da determinare: in Italia è calcolato dall’Istat, che considera i prezzi di una serie di beni in vendita sul mercato (non tutti, ma la maggior parte). Il paniere dei beni viene rinnovato con cadenza annuale e l’Istat pubblica una lista dei beni in disuso, che vengono eliminati, e di quelli nuovi, che entrano nel consumo quotidiano delle famiglie italiane.

L’Istat e gli indici dei prezzi: Nic e Foi

Per essere più precisi, l’Istat non elabora un solo tasso di inflazione, ma diversi. Il motivo è che l’aumento dei prezzi può colpire alcuni beni più che altri (ad esempio, il cibo e i beni di prima necessità) e quindi ripercuotersi più pesantemente su alcune famiglie (quelle a reddito basso) rispetto ad altre.

L’Istat quindi elabora:

  • L’indice dei prezzi al consumo Nazionale per l’Intera Collettività (Nic) che misura la variazione nel tempo dei prezzi dei beni e servizi più rilevanti, acquistati per i consumi finali individuali.
  • L’indice dei prezzi al consumo per le Famiglie di Operai e Impiegati (Foi) che tiene conto di un paniere più ristretto, composto da beni e servizi acquistati dalle famiglie di lavoratori dipendenti.
  • L’Indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca, in inglese HICP, Harmonised Index of Consumer Prices), un paniere ancora diverso per avere un valore comparabile a livello europeo.

Inflazione normale e iperinflazione

Potrebbe sembrarti strano, ma un certo livello di inflazione è considerato normale e in alcuni casi desiderabile: il tasso secondo le banche centrali si aggira attorno al 2%. Quando l’economia cresce, i prezzi tendono a salire: per questo, l’inflazione è un sintomo più che una causa della buona salute dell’economia. Un tasso più alto è meno desiderabile perché porta scompensi sociali con perdita del potere di acquisto, soprattutto da parte dei ceti meno abbienti, e può avere anche ripercussioni internazionali facendo perdere valore alla moneta sul mercato dei cambi. Se poi il tasso cresce oltre il 10% si parla di inflazione galoppante. Quando supera il 50% si parla di iperinflazione: si tratta di un fenomeno raro, ma possibile. Per esempio, nella Germania degli anni ’30 l’inflazione era così veloce che i ristoranti avevano dei tabelloni utilizzati per aggiornare costantemente i prezzi del menù: il prezzo di un piatto poteva aumentare in un’ora e costare di più a fine cena. Una situazione del genere sopprime il valore della moneta, oltre a gettare nello scompiglio una società intera: non a caso l’iperinflazione fu una delle cause che portarono il paese tedesco dalla Repubblica di Weimar al nazismo.

Tasso d'inflazione in Italia 

A dimostrazione di quanto detto sopra, il tasso d’inflazione in Italia è stato alto in periodi in cui l’economia viaggiava a gonfie vele, come gli anni ’80. A un certo punto, però, i prezzi alti hanno cominciato a diventare un problema per la stessa crescita e sono state messe in atto delle politiche restrittive. 

Dal 2001 al 2021, l’inflazione è stata raramente superiore al fatidico 2%, e in certi anni è risultata addirittura negativa (in quel caso non si parla di inflazione ma di deflazione). Dal 2022 poi, l’inflazione ha ripreso ad aumentare per una serie di motivi differenti, raggiungendo l’8%.

Inflazione: cause e rimedi

Quali sono le cause dell’inflazione? Esistono varie teorie, ma le cause sono spesso concomitanti. Secondo la teoria keynesiana, il rialzo dei prezzi dipende dall’eccesso di domanda: se la produzione non riesce a sostenere un’offerta equivalente, il mercato risponde alzando i prezzi. Viceversa, per la teoria monetarista il problema è che viene stampata e messa in circolo troppa valuta, che quindi perde potere di acquisto. 

Anche i costi possono causare l’inflazione: nel momento in cui aumentano i prezzi delle materie prime (come gas ed elettricità, ad esempio), questo si ripercuote sul prezzo dei beni finali, che a loro volta possono influenzare altri cicli di produzione. Inoltre, con l’aumento del costo della vita i lavoratori pretendono giustamente un adeguamento degli stipendi, ma questi rappresentano un costo per le aziende che andranno ad aumentare ulteriormente il prezzo dei beni: si parla perciò di spirale inflazionistica, un meccanismo che si auto alimenta.

Anche eventi catastrofici, come siccità, guerre e disastri naturali, che alterano il delicato equilibrio dell’economia globale possono innescare periodi di inflazione. 

I rimedi per l’inflazione eccessiva sono vari e dipendono anche da quelle che si ritiene siano le sue cause: se si segue la teoria monetarista si andrà a incidere sulla moneta in circolo e sui tassi di interesse (che del tasso di inflazione rappresentano l’altra faccia della medaglia); oppure si proverà a intervenire sul costo del lavoro, sulla domanda e sulle materie prime cercando alternative.

Come proteggersi dall'inflazione 

A livello individuale, cosa puoi fare per proteggerti dall’inflazione? Se hai la possibilità di farlo, diversifica il tuo patrimonio: l’inflazione erode il potere di acquisto e avere troppa liquidità in banca può risultare pericoloso. Una parte dei soldi potrebbero essere investiti in azioni, obbligazioni e fondi, ma anche in beni immobili o beni rifugio, come l’oro e altri metalli preziosi.

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