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Taglio cuneo fiscale: confermati gli aumenti della Legge di Bilancio

Il taglio del cuneo fiscale ha lo scopo di mantenere il potere d’acquisto perso dai lavoratori. Qui sotto ti illustreremo gli aumenti previsti, introducendo le novità della Legge di Bilancio 2024.

6' di lettura

Con la Legge di Bilancio 2022 e la definizione dei nuovi scaglioni IRPEF, milioni di lavoratori hanno visto le loro buste paga aumentare gradualmente. Tuttavia, gli aumenti non sono bastati per ridurre la pressione fiscale e mantenere immutato il potere d’acquisto dei cittadini italiani.

Per questo motivo, la Legge di Bilancio 2023 ha stabilito ulteriori aumenti che, durante i primi comunicati, erano stati confermati da gennaio a dicembre 2023. In più, col decreto legge 48/2023 (il c.d. Decreto lavoro) sono stati definiti aumenti aggiuntivi che hanno interessato il periodo compreso tra luglio e dicembre.

Ad oggi, e più precisamente in data 16 ottobre, il Consiglio dei Ministri ha riconfermato i tagli sul cuneo fiscale del 2023, che dovrebbero avere effetto sulle buste paga dei lavoratori per tutto il 2024. In questo modo, i dipendenti potranno mantenere, almeno in parte, il potere d’acquisto perso durante gli ultimi anni.

Dato che la situazione può facilmente sembrare confusionaria a causa di tutte le nuove leggi in vigore, in questo articolo ti spiegheremo in maniera semplice e dettagliata quali sono gli effetti del taglio cuneo fiscale 2024 e quali aumenti aspettarsi in busta paga.

Per prima cosa, però, partiamo dalla definizione di cuneo fiscale, per andare ad analizzare poi come i tagli sono aumentati negli anni.

Cuneo fiscale: significato e definizione

Per capire cos’è il cuneo fiscale e comprendere appieno il significato del termine non bisogna essere esperti in materia o avere conoscenze approfondite del sistema di tassazione: ti basta sapere che con “cuneo fiscale” si intende la somma delle imposte che hanno un impatto sul costo del lavoro.

Le imposte comprendono quelle indirette, quelle dirette e i contributi previdenziali che vengono pagati sia dal lavoratore che dal datore di lavoro. Semplificando il concetto, possiamo dire che il cuneo fiscale rappresenta la differenza tra stipendio lordo e netto

Ad esempio, se il tuo stipendio lordo equivale a 2.000 € e quello netto accreditato sul conto è pari a 1.500 €, il cuneo fiscale è di 500 €. 

Tramite questo parametro si possono definire il costo del lavoro, la pressione fiscale e la situazione generale del mercato. In questo senso, l’Italia si classifica al 5° posto per tassazione tra i paesi OCSE, con una percentuale che arriva al 45,9% per i lavoratori single senza figli. Seguono poi Austria (46,8%), Francia (47,0%), Germania (47,8%) e Belgio (53%).

Per questo, la Legge di Bilancio 2023 ha previsto forti tagli sul cuneo fiscale. In particolare, per gli stipendi dal 1° gennaio al 31 dicembre 2023 è stato introdotto un esonero del 2% per redditi fino a 35.000 €, e del 3% per chi percepisce fino a 25.000 €. 

Inoltre, dal 1° luglio è stato introdotto un ulteriore taglio del cuneo fiscale che analizzeremo qui di seguito.

Decreto lavoro e legge di Bilancio 2023: taglio cuneo fiscale aggiuntivo dal 1° luglio

Come già anticipato, il taglio del cuneo fiscale precedentemente fissato al 2% e 3% ha subito un incremento importante a partire dal 1° luglio 2023. 

In questo modo si cerca di evitare l’aumento salariale contrattuale, che porterebbe comunque il lavoratore ad avere un reddito maggiore e, di conseguenza, una tassazione maggiore.

Nello specifico, l’aumento è stato previsto inizialmente dal 1° luglio al 31 dicembre 2023, e consiste nell’aumento di 4 punti percentuali per l’esonero sui contributi previdenziali (IVS) a carico del lavoratore con i seguenti valori:

  • Passaggio dal 2% al 6% per retribuzioni imponibili mensili (13 mensilità) inferiori a 2.692 €
  • Passaggio dal 3% al 7% per retribuzioni imponibili mensili (13 mensilità) inferiori a 1.923 €

Il costo di tale operazione è pari a 3,5 miliardi di euro e, come specificato dall’INPS, la misura non è prevista per la tredicesima mensilità. Ciò significa che il taglio aggiuntivo, sia in caso di tredicesima erogata in un’unica soluzione sia in caso di liquidazione parziale mensile, non sarà applicato.

Diversamente, saranno applicati i vecchi tagli del cuneo fiscale, equivalenti al 2% per tredicesime inferiori a 2.692 € (224 € se erogata mensilmente) e del 3% se inferiori a 1.923 € (160 € se erogata mensilmente).

Quanto incide il taglio del cuneo fiscale nel 2023 e chi può accedere?

Facendo un esempio concreto riguardo agli aumenti in busta paga, possiamo dire che:

  • I dipendenti con redditi fino a 35.000 € e mensilità con imponibili inferiori a 2.692 € hanno visto un incremento medio di circa 90-100€
  • I dipendenti con redditi fino a 25.000 € e mensilità con imponibili inferiori a 1.923 € hanno visto un incremento medio di circa 60-70€

Per quanto riguarda l’accesso al beneficio, sono inclusi tutti i lavoratori e le lavoratrici dipendenti, sia del settore pubblico che privato, esclusi coloro che hanno un rapporto di lavoro domestico. 

Taglio cuneo fiscale e Legge di Bilancio 2024: confermati i bonus in busta paga

Secondo il disegno di legge di bilancio 2024 e il documento programmatico di bilancio 2024, come comunicato dal Consiglio dei Ministri in data 16 ottobre, il taglio del cuneo fiscale dovrebbe essere confermato anche per il nuovo anno.

Ciò significa che tutti i dipendenti con redditi fino a 25.000 € e da 25.001 € a 35.000 € riceveranno in busta paga le stesse detrazioni di cui hanno goduto nel periodo compreso tra luglio e dicembre 2023, con un aumento della busta paga netta che va in media dai 60 € ai 130 €.

In più, sono iniziati ufficialmente i lavori che avranno l’obiettivo di definire la nuova Legge di Bilancio 2024, che include nuove manovre per ridurre la pressione fiscale e combattere il carovita.  

Tra queste sono previste:

  • Leggi sulla detassazione dei premi di produttività con aliquota al 5%
  • Esenzione dei fringe benefit fino a 1.000 €, e fino a 2.000 € per chi ha figli
  • Riduzione del canone Rai
  • Cambio delle modalità di accesso alla pensione anticipata

Si prevedono inoltre aumenti riguardanti il congedo parentale e incrementi del bonus asilo nido. Tuttavia, l’aggiornamento più importante per quanto riguarda la Legge di Bilancio 2024 è quello relativo ai nuovi scaglioni IRPEF.

Vediamo insieme di cosa si tratta.

Quali saranno le aliquote IRPEF 2024?

Data l’introduzione del taglio al cuneo fiscale e la conferma delle detrazioni per tutto il 2024, il Governo ha deciso di revisionare la cosiddetta disciplina IRPEF, modificando quindi gli scaglioni e le relative aliquote in modo da applicare meglio la riduzione delle tasse.

Gli scaglioni, in particolare, già ridotti da 5 a 4 con la Legge di Bilancio 2022, verranno ulteriormente ridotti diventando 3. 

Nello specifico, le nuove aliquote IRPEF 2024 saranno così suddivise:

  • IRPEF al 23% per redditi fino a 28.000€
  • IRPEF al 35% per redditi da 28.000 a 50.000€
  • IRPEF al 43% per redditi oltre i 50.000€ 

Inoltre, la detrazione massima per redditi assimilati fino a 15.000 € passa da 1.880 € a 1.955 €. 

In sintesi, quindi, è scomparsa la seconda fascia che prevedeva IRPEF al 25% per redditi da 15.001 € a 28.000 €, che è stata inglobata dalla prima fascia con IRPEF al 23%, precedentemente prevista solo per redditi fino a 15.000 €. 

Ribadiamo che questa modifica sarà in vigore per il solo anno 2024, a meno che non vengano prese nuove decisioni riguardanti il taglio del cuneo fiscale e la tassazione sulle buste paga e sui redditi. 


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