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Tassazione Bitcoin: come funziona

Anche i Bitcoin sono soggetti a tasse, ma i dubbi in materia sono tanti. In questo articolo ti spieghiamo meglio come funzionano le tasse sulle criptovalute in Italia.

9' di lettura

La tassazione Bitcoin inItalia è un argomento tanto semplice quanto complesso, e spesso le normative non sono chiare alla maggior parte degli utenti del mondo crypto. Il motivo è che trattandosi di un settore non completamente regolamentato, è molto difficile capire a quanto ammonta la tassazione sui propri guadagni legati alle criptovalute.

In questa guida andremo a vedere come funziona la tassazione Bitcoin in Italia e quali sono i progetti per il settore delle criptovalute secondo la Legge di Bilancio 2022.

Denaro fiat, criptovalute e realizzazione di guadagni

Per capire come funziona la tassazione delle criptovalute in Italia, è opportuno comprendere la natura di quelle che vengono definite anche come valute digitali. Diversamente dal denaro fiat, cioè la moneta legale come il dollaro o l’euro, le criptovalute non sono del tutto regolamentate da stati sovrani o istituzioni internazionali.

Di conseguenza, il loro valore, come anche la loro emissione, viene deciso direttamente all’interno del mercato di riferimento, ovvero il mercato degli asset finanziari digitali. La creazione di nuove criptovalute, in particolare, viene decisa dai creatori della moneta in questione. 

Bitcoin, per esempio, ha un rifornimento totale di 21.000.000 di monete. Una volta erogate tutte, non verranno coniate altre monete, con l’obiettivo di diminuire l’inflazione. Da questo principio è nato un forte interesse verso lo scambio di criptovalute e per processi come il mining di Bitcoin.

La dinamica di acquisto e vendita di criptovalute può portare alla realizzazione di guadagni. Ritorni economici possono essere poi generati anche attraverso processi di mining, ovvero processi di estrazione di criptovalute.

Tuttavia, se durante i primi anni della nascita della blockchain la maggior parte degli utenti non si preoccupava di come dichiarare i propri guadagni, adesso c’è un forte interesse nel capire come funziona la tassazione sulle plusvalenze nelle criptovalute.

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Il rapporto tra Bitcoin e Agenzia delle Entrate

A questo proposito, l’Agenzia Delle Entrate ha fornito dei chiarimenti con la risoluzione del 2 settembre 2016, n. 72/E, con particolare riferimento ai Bitcoin. Grazie a tale documento si è precisato come le monete virtuali vengano utilizzate allo stesso modo delle monete tradizionali, ovvero:

  • Per acquistare dei titoli, delle commodities o dei beni
  • Come metodi di pagamento online e offline
  • Per effettuare operazioni di scambio all’interno dei mercati finanziari

A tal proposito, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che la circolazione delle criptovalute si fonda su “un principio di accettazione volontaria da parte degli operatori che decidono di utilizzarla.” Inoltre, dato che le criptovalute sono fondamentalmente stringhe di codici digitali criptati, possono essere considerate come bene esclusivamente digitale, in quanto conservate all’interno di “portafogli digitali” (wallet). 

I portafogli digitali possono essere di diversa natura:

  • Centralizzati all’interno di Exchange (anche esteri)
  • Non-custodial wallet o hot wallet, ovvero delle versioni desktop 
  • Hardware o cold wallet, portafogli fisici di cui si detengono le chiavi private

A prescindere dal modo in cui si detengono, l’Agenzia Delle Entrate si è espressa in modo abbastanza chiaro il metodo di tassazione Bitcoin in Italia. Le tasse, infatti, vengono calcolate solamente sui profitti maturati una voltaeffettuati gli scambi.

Più precisamente, aderendo a quanto indicato dai giudici europei, le operazioni di speculazione sulle criptovalute rientrerebbero tra le operazioni "relative a divise, banconote e monete con valore liberatorio" di cui all'articolo 135, paragrafo 1, lettera e), della direttiva 2006/112/CE.

Di conseguenza, la tassazione sui guadagni Bitcoin e sulle criptovalute in generale viene vista esattamente secondo le regole su cui si fondano le valute tradizionali. 

La Tassazione delle plusvalenze con Bitcoin

La tassazione BitcoininItalia si basa fondamentalmente sull’ammontare di fondi detenuto all’interno del proprio wallet. Questo perché, quando vengono generate le cosiddette plusvalenze, ovvero dei ritorni economici provenienti dalla detenzione o dallo scambio dei propri asset, queste saranno tassate solo se si supera un certo bilanciocomplessivo.

Per definizione, le plusvalenze sono dei redditi diversi di natura finanziaria, realizzati tramite cessione a titolo oneroso di titoli non rappresentativi di merci, certificati di massa, valute estere, metalli preziosi, e quote di partecipazione ad organismi di investimento.

In questo caso, le criptovalute vengono riconosciute nel campo delle valute estere. Di conseguenza, le plusvalenze, ovvero i profitti provenienti da questi asset, concorrono a formare il proprio reddito.

C’è però una condizione per la tassazione sulle plusvalenze in criptovalute: in poche parole, si va a formare un reddito tassabile solamente se nel periodo d’impostala giacenza media complessiva dei depositi, calcolata all’inizio del periodo di riferimento, sia superiore a 51.645,69 € per almeno sette giorni lavorativi continui.

Il valore in euro della giacenza media in valuta virtuale va calcolato secondo il cambio di riferimentoall'inizio del periodo di imposta, e cioè al 1° gennaio dell'anno in cui si verifica il presupposto di tassazione (cfr. circolare 24 giugno 1998, n. 165). In caso contrario, non verranno calcolate né le plusvalenze né le minusvalenze sulle criptovalute. 

Tenuto conto che manca un prezzo ufficiale di riferimento, si possono calcolare i cambi al 1° gennaio monitorando il sito su cui si effettuano la maggior parte delle operazioni, o su quello in cui si è acquistata una determinata criptovalute.

Logicamente, il valore complessivo dei propri investimenti va calcolato su tutti i propri wallet, a prescindere dalla loro natura. 

Tassazione Bitcoin in Italia: il quadro RW

Per quanto riguarda la dichiarazione nel proprio Quadro RW, la tassazione Bitcoin in Italia va indicata nella colonna 3, con “codice individuazione bene” 14. Questo, appunto, sta ad indicare “altre attività estere di natura finanziaria e valute virtuali”. Tuttavia, non va compilata la colonna 4, ovvero quella dove va indicato il Paese estero di riferimento. 

Alla luce di questo, la tassazione Bitcoinper persone fisiche può essere vista in maniera molto simile alla tassazione prevista per le valute tradizionali, con la sola differenza della natura puramente digitale delle criptovalute.

Come calcolare la tassazione sui guadagni con Bitcoin in Italia

Per calcolare la tassazione Bitcoin in Italia relativa alle plusvalenze, basta sapere che, ai sensi dell’art. 5 comma 2 D.Lgs. 461/97, le plusvalenze per la cessione a titolo oneroso di valute estere, come nel caso delle criptovalute, hanno una tassazione del 26%

Questa tassazione viene chiamata imposta sostitutiva, e va liquidata dal contribuente nel Quadro RT secondo le regole che abbiamo visto sopra. Per fare un esempio, se abbiamo ottenuto un profitto di 10.000 € grazie ad uno scambio, su quei 10.000 € andremo a calcolare una tassa del 26%, ovvero 2.600 €

Tuttavia, la nuova Legge di Bilancio 2022 per la tassazione Bitcoin in Italia ha l’obiettivo di cambiare le regole. In particolare, ci si riferisce ai cosiddetti scambi crypto-to-crypto, ovvero operazioni che non coinvolgono il denaro fiat

Per comprendere la tassazione Bitcoin in Italia, va compresa innanzitutto la differenza tra denarofiat e denaro digitale. Nel momento in cui il denaro digitale viene convertito in denaro fiat prelevando, scambiandolo in euro o acquistando online e offline, questo potràgenerare una plusvalenza.

Se il nostro saldo complessivo è superiore alla soglia di 51.645,69 €, e avremo generato una plusvalenza, allora andremo a pagare un’imposta sostitutiva del 26%. Per capire meglio questo ultimo passaggio, facciamo degli esempi:

Acquisto di criptovalute

  • Se acquisti 10 Bitcoin per 100.000 €, al prezzo di 10.000 € per Bitcoin, senza eseguire alcuna operazione durante l’anno, dovrai solamente dichiarare che possiedi100.000 €in criptovalute. In questo caso, non pagherai alcuna tassa sui tuoi Bitcoin, dato che non ha effettuato nessuna operazione e, quindi, nessuna plusvalenza o minusvalenza

Vendita di criptovalute

  • Se, invece, avessi venduto1 dei tuoi Bitcoin a 50.000 €, ottenendo quindi un profitto di 40.000€, avresti dovuto pagare una tassazioneplusvalenza Bitcoin del 26%, pari a 10.400 €. Questo perché il tuo saldo complessivo (100.000 €) avrebbe superato per più di 7 giorni la soglia dei 51.645,69 €. 

Scambio di criptovalute

  • Se detieni 10 Bitcoin ma ne scambi 1 per ottenere degli Ethereum, non pagherai nessuna plusvalenza Bitcoin o Ethereum. Questo perché, nonostante sia stato effettuato uno scambio, non avviene nessuna plusvalenza in denaro fiat.

Tassazione su mining di Bitcoin

La tassazione Bitcoinin Italia non si sofferma, ovviamente, sulle sole operazioni di scambio. Difatti, è possibile ottenere Bitcoin o altre criptovalute anche tramite i cosiddetti processi di mining

Il mining consiste in un processo di estrazione che avviene tramite la risoluzione di calcoli matematici. In poche parole, si mettono a disposizione uno o più dispositivi (computer, schede video e simili) che, avviando un software, consentono di migliorare la sicurezza del network.

Quindi, se il network di Bitcoin nel 2012 aveva, per esempio, 100 “minatori”, la sua sicurezza era molto più bassa rispetto ad oggi, periodo in cui si contano all’incirca 1.000.000 di individui unici che effettuano processi di mining.

In questo senso, per calcolare la tassazione Bitcoin sulle proprie operazioni di mining, la procedura è molto simile a quella delle plusvalenze. Innanzitutto, bisogna considerare la solita soglia dei 51.645,69 €. Dopodiché, bisogna tener conto del prezzo di BTC al momento dell’estrazione.

Solitamente, l’estrazione viene effettuata giornalmente: si ricevono frazioni di Bitcoin ogni 24 ore. Di conseguenza, va considerato più che il prezzo al momento dell’estrazione, il prezzo medio di estrazione. Se si fa mining, quindi, è consigliabile tenere traccia di quanti BTC si estraggono giornalmente.

In questo modo è anche possibile comprendere se il costo per l’estrazione supera il ritorno economico sulle proprie operazioni di mining, considerando anche le eventuali tasse. 

Cosa tenere a mente per la tassazione Bitcoin

La tassazione Bitcoin in Italia è un argomento abbastanza ostico, anche se non è così difficile comprenderla.

L’importante, soprattutto per i piccoli investitori, è tenere conto della soglia dei 51.645,69 € all’interno dei propri wallet, centralizzati o decentralizzati che siano. 

Inoltre, per chi vuole detenere criptovalute a lungo termine, è sempre consigliabile evitare di effettuare prelievi o scambiare in denaro fiat. In questo modo, una volta raggiunti i propri obiettivi, sarà più semplice effettuare i calcoli sulla tassazione delle plusvalenze Bitcoin, Ethereum o qualsiasi altra criptovaluta si detenga.

Per concludere, un ulteriore suggerimento può essere quello di creare un file da aggiornare periodicamente, così da avere sempre a portata di mano i prezzi di acquisto, dato che alcuni Exchange non consentono di monitorare il prezzo medio d’acquisto.

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L’articolo che hai appena letto è stato redatto con la massima accuratezza a partire da fonti ufficiali come testi normativi e siti istituzionali. Nonostante tutto, però, ti invitiamo a consultare direttamente le fonti normative e, se necessario, di avvalerti della consulenza di esperti prima di intraprendere azioni rilevanti, considerando in particolare che le normative possono subire modifiche nel tempo.

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