Riciclaggio di denaro: come fanno le banche a rilevare le attività criminali?

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Il riciclaggio di denaro è una tecnica utilizzata dai criminali per coprire le loro tracce finanziarie dopo aver ottenuto soldi illegalmente. A volte il riciclaggio di denaro può coinvolgere istituti e aziende legittimati: come si può prevenire?

La risposta è semplice: con l’antiriciclaggio. Per le banche e le istituzioni finanziarie si tratta di un modo per rilevare attività sospette. Mettendolo in atto, contribuiscono a evitare che i proventi delle attività criminali vengano camuffati e integrati nel sistema finanziario. Ecco alcune delle tecniche utilizzate dalle banche per contrattaccare le attività finanziarie criminali.

Cos’è il riciclaggio di denaro?

Il riciclaggio di denaro è un processo attraverso il quale si nasconde la fonte dei proventi criminali per farli apparire legali. Dal 1990 il riciclaggio di denaro è considerato un crimine e ha un giro di affari enorme: in Italia si stima che si aggiri tra i 200 e i 300 miliardi, equivalenti un sesto del PIL nazionale.

I profitti generati dalle attività criminali spesso vengono definiti soldi “sporchi”, perché possono essere collegati direttamente ai crimini e tracciati. Ma andare in giro per affari loschi trascinandosi dietro valigette piene di banconote sarebbe poco pratico. I criminali devono “lavare” i loro profitti per farli apparire legali e utilizzarli per gli investimenti senza paura di essere scoperti. Il riciclaggio non è altro che questo: “lavare” i soldi sporchi per renderli puliti.

Quali sono le diverse tecniche di riciclaggio di denaro?

Il riciclaggio di denaro di solito segue un semplice schema suddiviso in tre fasi. Il primo step è l’introduzione, ovvero il momento in cui i soldi sporchi entrano per la prima volta nel sistema finanziario. Poi avviene la stratificazione, con la quale si distaccano i soldi dalla loro origine criminale tramite degli escamotage contabili. Una volta che si sono fatte abilmente perdere le tracce dell’origine del denaro, si passa all’ultimo passaggio, l’integrazione, ossia il prelievo o l’investimento dei soldi puliti.

Le tecniche di riciclaggio di denaro variano a seconda della loro complessità. Il metodo più comune è far passare il denaro sporco attraverso un’altra attività dove gira liquidità. Molte organizzazioni criminali possiedono “aziende di facciata” che vanno dai ristoranti ai casinò; i profitti legittimi di queste aziende si mischiano ai proventi criminali nascondendone l’origine. I fan della serie Breaking Bad si ricorderanno di quando Walter White ricicla il denaro generato dai suoi affari comprando l'autolavaggio A1A.

Un’altra tecnica è chiamata strutturazione, che è l’atto di suddividere grosse somme di denaro in importi più piccoli e distribuirli in conti multipli. La politica antiriciclaggio nell’UE prevede la dichiarazione di transazioni con importi pari o superiori a 10.000 €. La strutturazione aggira questo ostacolo con il deposito di piccole somme multiple che appaiono meno sospettose.

 Altre tecniche utilizzate da chi ricicla denaro includono:

  • Il cambio valute, in cui i soldi sporchi vengono convertiti dai fornitori di valuta straniera. Il fornitore potrebbe essere ignaro dell’origine del denaro o che l’impresa che genera liquidità sia solo un’organizzazione di facciata.

  • L’acquisto di beni immobili permette ai criminali di convertire il loro denaro in immobili privati e aziendali che possono essere venduti in un secondo momento.

  • Anche l’industria dell’arte è un campo d’interesse per il riciclaggio di denaro, anche per il suo alto livello di riservatezza e il potenziale di acquistare oggetti di altissimo valore.

Cos’è l’antiriciclaggio?

Nel 1989, fu creato il Gruppo d’azione finanziaria internazionale (GAFI) per contrastare il riciclaggio di denaro. Il GAFI elabora gli standard per le politiche antiriciclaggio e monitora le realtà nazionali assicurandosi che li implementino. Anche i singoli paesi hanno i propri schemi di supervisione che controllano le istituzioni nazionali. A livello globale, le Nazioni Unite, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale applicano una serie di strategie antiriciclaggio.

L’antiriciclaggio è una strategia per mettere in atto dei meccanismi comprovati e scovare le attività sospette. Più facile è per i criminali spendere soldi ottenuti illegalmente passando inosservati, più crimini tenderanno a commettere anche in futuro. Per questo le leggi antiriciclaggio mirano a fare in modo che gli “enti obbligati” riconoscano i segnali e ad assicurarsi che tali istituzioni controllino le attività dei propri clienti in maniera proattiva. Ma chi sono esattamente questi enti obbligati?

Per enti obbligati si intendono le istituzioni che si intersecano con operazioni finanziarie che potrebbero rientrare nel mirino del riciclaggio di denaro. Si tratta di organizzazioni come banche, fornitori di mezzi di pagamento, attività di gioco e gioco d’azzardo. Nell’UE, l’Autorità bancaria europea stabilisce linee guida e norme per la supervisione di questi organismi. Su tale base le entità di sorveglianza monitorano le singole istituzioni per vedere quanto siano ligi nell’applicare le misure antiriciclaggio.

Le istituzioni devono essere conformi alla due diligence dei loro clienti. La Direttiva europea antiriciclaggio è una legge europea che fornisce le condizioni quadro per le istituzioni di tutta Europa. Le transazioni fra Paesi ad alto rischio e le transazioni pari o superiori a 10.000 €, vengono monitorate attentamente. Dopodiché vengono riportate le attività sospette.

Come funzionano le leggi antiriciclaggio nelle banche

Essendo una colonna portante del sistema finanziario, le banche devono essere particolarmente attente a scovare comportamenti sospetti. Come tutte le istituzioni, le politiche bancarie antiriciclaggio si basano sugli standard definiti dal GAFI. Il personale in prima linea viene istruito sulle tecniche di antiriciclaggio ed è tenuto legalmente a riportare ogni attività sospetta.

Le banche a volte assumono del personale dedicato all’intensificazione delle misure antiriciclaggio; questi esperti di sicurezza sono detti responsabili di conformità antiriciclaggio. In aggiunta, le operazioni bancarie antiriciclaggio vengono supportate da tre fattori chiave: verifiche dell’identità, periodi di deposito minimo e software di monitoraggio antiriciclaggio.

Verifiche dell’identità

Ad alcune istituzioni specifiche, come le banche, è richiesto di seguire la procedura Know Your Customer (KYC). Si tratta di step che le banche devono intraprendere per verificare l’identità dei propri clienti. Sebbene siano le politiche antiriciclaggio a fornire le condizioni quadro, le singole banche sono responsabili per i propri clienti ed è una loro prerogativa quella di segnalare transazioni ad alto rischio.

Quindi, cosa verifica la banca? La procedura di KYC richiede alle banche di verificare nome, data di nascita, indirizzo e talvolta altre informazioni, come l’occupazione, dei propri clienti. Le banche di solito chiedono ai clienti di autenticare la propria identità tramite un documento d’identità al momento di aprire un conto. Gli istituti bancari utilizzano anche l’autenticazione biometrica, ad esempio con il riconoscimento facciale o vocale, oppure l’impronta digitale.

Periodo di deposito minimo

Un’altra tattica per prevenire il riciclaggio di denaro è stabilire un periodo minimo per il deposito. Con questa misura i soldi depositati devono restare su un conto per un minimo di cinque giorni lavorativi. Rallentare il processo consente di applicare altre misure antiriciclaggio e di avere più tempo per effettuare la valutazione dei rischi.

Software di monitoraggio antiriciclaggio

Molte banche hanno milioni di clienti e milioni di transazioni da sorvegliare; con un volume così alto è impossibile monitorare ogni singola transazione manualmente. Ed è a questo punto che entra in gioco il software per il monitoraggio delle transazioni: questa tecnologia permette alle banche e altre istituzioni finanziarie di monitorare le transazioni su base giornaliera o in tempo reale.

Un software del genere combina diverse fonti di informazioni, come la storia del titolare del conto, la valutazione del rischio e i dettagli delle singole transazioni come la somma totale, i Paesi coinvolti e la natura dell’acquisto. Per transazioni possono intendersi depositi di contanti, bonifici o prelievi. Quando una transazione è stata etichettata come ad alto rischio viene segnalata dal sistema come attività sospetta.

Di N26

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