Passaporto vaccinale per viaggiare: come funziona?

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A ormai più di un anno dall’inizio della pandemia di COVID-19, è innegabile che il desiderio di tornare alla normalità, nei limiti concessi, è sempre forte. Per questo motivo, molte nazioni del mondo si stanno preparando per rendere non solo la vita di tutti i giorni ma anche gli spostamenti i più sicuri possibile, attraverso l’utilizzo di una certificazione che attesti la salute dei viaggiatori, come, ad esempio, il passaporto vaccinale. Ma quali sono i diversi documenti in programma e come funzionano? Vediamolo insieme.

Un certificato vaccinale per il COVID-19

In linea generale, un passaporto o certificato vaccinale è un documento in formato digitale o cartaceo che dimostra che il titolare: 

  • ha effettuato il vaccino contro il SARS-CoV-2, oppure 

  • ha già contratto il virus e superato la malattia acquisendo gli anticorpi necessari a contrastarla (dimostrabile attraverso un test sierologico) oppure 

  • è risultato negativo al test molecolare o antigenico rapido e non rappresenta quindi un rischio di contagio per gli altri. 

Non essendo vincolato esclusivamente alla somministrazione del vaccino, quindi, tecnicamente sarebbe improprio definirlo certificato vaccinale, in quanto si tratterebbe più in generale di un’attestazione di buona salute. In ogni caso, l’obiettivo di questo tipo din documento è permettere di riprendere a viaggiare, sia all’interno di un paese che su scala internazionale, ed eliminare o comunque limitare le restrizioni nei luoghi pubblici e di aggregazione come ristoranti, cinema e impianti sportivi.

Che cos’è il certificato verde digitale proposto dall’UE?

L’Unione Europea sta pensando di creare un certificato verde digitale centralizzato (il cosiddetto digital green certificate o green pass) per permettere ai cittadini degli stati membri di circolare liberamente tra i paesi dell’UE, Islanda, Norvegia, Lichtenstein e Svizzera senza effettuare alcuna quarantena.

Come accennato sopra, per ottenere il certificato basterà dimostrare che il richiedente è stato vaccinato, ha ottenuto risultati negativi a un test con tampone effettuato di recente o è guarito dalla malattia respiratoria acuta da Sars-CoV-2019 (dimostrabile attraverso un test sierologico).

Il certificato verde europeo attesterà le condizioni del cittadino tramite codice QR e sarà valido in tutti i paesi dell’UE. Sarà possibile richiederlo gratuitamente in formato digitale (usufruibile da dispositivo mobile) e/o cartaceo, nella lingua nazionale e in inglese.

Il documento includerà i seguenti dati: 

  • nome

  • data di nascita

  • data di rilascio

  • informazioni relative a vaccino, test o guarigione dall’infezione

  • identificativo unico.

Certificato verde digitale: quando e dove sarà possibile richiederlo?

Non è ancora stata definita una data certa per l’implementazione del certificato verde digitale, ma la Commissione Europea ha in programma di prepararsi all’emissione e predisporre la necessaria infrastruttura digitale entro l’arrivo dell'estate. La responsabilità del rilascio del certificato spetterà alle autorità nazionali, ovvero ospedali, centri di test e autorità sanitarie.

Per informazioni più dettagliate riguardo al certificato verde digitale ti rimandiamo al sito ufficiale dell’Unione Europea.

Il pass COVID-19 in Italia

Lo scorso 21 aprile il Consiglio dei Ministri ha approvato il cosiddetto “Decreto riaperture”, che a partire dallo scorso 26 aprile ha allentato le misure restrittive attualmente in vigore per preparare il paese alle prime riaperture. 

Questo decreto prevede anche l’introduzione delle certificazioni verdi COVID-19, che permetteranno di spostarsi liberamente tra le regioni italiane anche se si tratta di zone arancioni o rosse. Come per gli altri pass descritti sopra, il certificato verde può essere richiesto da chiunque possa dimostrare l’avvenuta vaccinazione o guarigione dall’infezione o abbia effettuato un tampone molecolare o test rapido con esito negativo nelle ultime 48 ore.

Quanto dura il pass COVID-19?

Il pass COVID-19 ha una durata di 6 mesi a partire dal momento in cui si ha completato il ciclo di vaccinazioni o è stata certificata la guarigione dall’infezione.

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