Metodi di pagamento in Italia
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Pagamenti in Italia: gli italiani amano il contante, ma crescono le alternative digitali

Se sei tra quelli che preferiscono i pagamenti in contanti, sappi che sei in buona compagnia. Il nostro paese sembra avere decisamente un debole per la moneta liquida. Come riporta Il Sole 24 Ore, stando alle stime della BCE, l’86% delle transazioni in Italia viene saldato in cash e il restante 14% con altri metodi di pagamento. A questo punto, la domanda sorge spontanea: il contante è davvero l’opzione migliore?

Metodi di pagamento alternativi: carte… e non solo!

“In contanti o con carta?” Quando si tratta di alternative al contante, la prima cosa a cui pensiamo è molto probabilmente la carta. Che siano di credito, di debito, prepagate o bancomat, è proprio grazie alle carte che possiamo uscire di casa o andare in vacanza senza portarci dietro un portafoglio gonfio di banconote.

Negli ultimi tempi, però, con la popolarità crescente delle banche mobile e delle app di banking, si sono affermati diversi metodi di pagamento alternativi. Stiamo parlando dei cosiddetti new digital payments, dotati di sistemi all’avanguardia in termini tecnologici e di sicurezza, che permettono di effettuare operazioni tracciabili, velocemente e in completa tranquillità. Un esempio? I pagamenti mobile, che consentono di pagare nei negozi, online e sulle app direttamente con lo smartphone, senza nemmeno dover tirare fuori dalla tasca portafoglio e carte.

Italiani e contanti: storia di un amore

Eppure, di fronte al ricco panorama offerto dalla tecnologia, gli italiani rimangono tradizionalisti e poco avventurosi.

Agenda Digitale riporta che nel 2016, in Italia, sono state effettuate in media 50 transazioni digitali pro capite, ovvero meno della metà rispetto alla media europea (117,8). In più, come sottolinea Il Sole 24 Ore, 6 italiani su 7 ritengono ancora che il cash sia il metodo più comodo per i loro pagamenti. Il motivo? Secondo loro, il vantaggio delle banconote è che vengono sempre accettate, che permettono di pagare più velocemente e che aiutano a controllare più facilmente le uscite rispetto ai pagamenti digitali, perché consentono di vedere esattamente quanto denaro si sta spendendo.

Il disinteresse degli italiani verso le operazioni elettroniche e la loro preferenza per il pagamento in contanti, però, non dipendono solo da una questione di comodità e immediatezza. A questa tendenza contribuisce anche il livello di analfabetismo informatico che caratterizza il nostro paese, ancora piuttosto alto rispetto al resto dei paesi europei. Secondo il DESI (Digital Economy and Society Index) Report 2018 della Commissione Europea, infatti, l’Italia è tra gli ultimi paesi dell’Unione Europea per quanto riguarda la frequenza di utilizzo dei servizi internet.

I limiti dell’uso di contanti

D’altra parte, l’uso del contante sembra avere i giorni... contati. La Commissione Europea ha annunciato che vorrebbe rendere le transazioni elettroniche obbligatorie anche in caso di importi ridotti. Questo perché i pagamenti in contanti non sono tracciabili né documentabili e possono incentivare comportamenti illeciti come l’evasione fiscale, il riciclaggio, la corruzione e l’economia sommersa. Molti paesi europei sono già vicinissimi al raggiungimento di una cashless economy, ovvero un’economia libera dal denaro liquido. In Svezia, per esempio, il 59% delle transazioni viene effettuato in modo digitale. Nel Regno Unito, invece, il 47% della popolazione non porta quasi mai con sé più di 5 £ in contanti nel portafoglio.

In realtà, questa tendenza è sempre più visibile anche nel nostro paese. L’Italia è affezionata al contante, è vero, ma in generale le banconote vengono utilizzate soprattutto per effettuare pagamenti inferiori ai 25 €, come cita sempre Il Sole 24 Ore. In più, la legge di Bilancio 2019 ha ridotto il limite dell’uso di contanti a 2.999,99 € e ha aggiunto diverse restrizioni per garantire la tracciabilità dei pagamenti.

Per il momento, insomma, in Italia “money, it’s a hit”, per citare i Pink Floyd. Qualcosa, però, si sta muovendo. Il Fondo Monetario Internazionale sostiene che l’uso di monete e banconote è destinato a diminuire sempre di più, seguendo un trend causato dal cambiamento demografico, dai costi relativi connessi ai diversi metodi di pagamento e dai cambiamenti tecnologici. Come riporta Il Sole 24 Ore, però, il grado di questa riduzione e i suoi effetti precisi dipenderanno da Stato a Stato.

Contanti, pagamenti digitali, pagamenti mobile… cosa scegliere?

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