Gig economy: ecco come sta cambiando il modo in cui lavoriamo

Scopri il nuovo modo di lavorare che sta cambiando il nostro stile di vita.

8' di lettura

Con l'ascesa di internet, la forza lavoro ha vissuto un cambiamento epocale. Le email e le telecomunicazioni hanno reso il lavoro più flessibile e permesso alle persone di interagire più velocemente. Durante la pandemia di COVID-19, il concetto di lavoro legato alle tecnologie ha assunto un significato ancora più importante.

Abbiamo oggi diverse opzioni in termini di modalità lavorative: non è più strettamente necessario avere un lavoro con il classico orario che va dalle 9 alle 18. Al contrario, c'è più spazio per la creatività e l'autonomia se si sceglie di svolgere lavori a breve scadenza, a seconda delle richieste e delle esigenze. Questo modello innovativo è conosciuto come gig economy.

Le persone lavorano nella gig economy da anni, ma il COVID-19 ha accelerato vertiginosamente l'interesse nel lavoro part-time e freelance. Ma è una cosa buona? Quali sono i pro e i contro? Scopriamolo insieme.

Cos'è la gig economy?

La gig economy è dominata da freelance o lavoratori part-time e non da contratti fissi e a tempo pieno. Si può essere un gig worker in moltissimi settori, ad esempio guidando taxi, effettuando consegne, revisionando documenti, ma anche offrendo supporto tecnico o con le proprie performance artistiche. A definire se si faccia parte o meno della gig economy non è tanto il background o il settore scelto, ma il fatto di lavorare più a breve termine o a progetto e non a lungo termine per una singola organizzazione.

Si può far parte della gig economy anche avendo un contratto da dipendente. Ad esempio, se si lavora in segreteria o come insegnante, nel tempo libero si può arrotondare con un secondo lavoro in modalità flessibile come barista o baby-sitter. I gig workers spesso finiscono per svolgere compiti più variegati rispetto a chi lavora full-time per una sola azienda.

Lavori nella gig economy

Tra i segmenti in maggiore crescita nella gig economy figurano il settore creativo e il terziario altamente qualificato. Ad esempio, uno studio di grafica può assumere un consulente pubblicitario per un progetto specifico o una pizzeria potrebbe voler assumere un copywriter esperto per creare il nuovo menu.

Tuttavia, al di là di questo modello, le moderne aziende di tecnologia stanno aiutando la gig economy ad ampliare la gamma di servizi mettendo in contatto lavoratori e consumatori in maniera sempre più veloce ed efficiente. Queste organizzazioni riconducono la gig economy a tre componenti:

  • Lavoratori della gig economy: le persone incaricate di portare a termine un lavoro o un progetto specifico

  • Consumatori: persone o aziende che vogliono o richiedono un servizio specifico (ad es. una corsa in taxi, un nuovo design per un sito web o un servizio di consegna)

  • Aziende che mettono in contatto lavoratori direttamente con i consumatori: di solito si tratta di piattaforme basate su app, come Uber o Fiverr, che creano lavori per la gig economy secondo la richiesta immediata

Perché si chiama gig economy?

Sorprendentemente, il termine 'gig economy' ha origine nella musica jazz. Il termine 'gig' è stato coniato per la prima volta nel 1915 dai musicisti jazz riferendosi alle loro performance. Al giorno d'oggi questa parola è utilizzata da musicisti di ogni genere e anche da chi non suona affatto.

Se applicato a questo modello di lavoro moderno, il termine 'gig' è quasi sinonimo di 'progetto' o 'flessibile'. Fondamentalmente sottolinea la natura unica della prestazione lavorativa che il lavoratore è chiamato a svolgere, sia che si tratti di un musicista jazz che di un grafico, ma anche di una professione completamente diversa.

L'avvento della gig economy

Sempre più persone stanno scoprendo la gig economy come un modo per arrotondare, ma anche come fonte di reddito principale. Ma com'è iniziata questa crescita esponenziale? Alcuni fattori hanno reso particolarmente semplice l'accesso alla gig economy. Scopriamo quali sono stati i principali propulsori che hanno portato allo sviluppo di questo modello economico.

La crisi economica del 2008

A seguito della crisi finanziaria del 2008, molte persone si sono trovate a essere disoccupate o non pienamente occupate. Di conseguenza, la richiesta di lavoro temporaneo è cresciuta esponenzialmente, in quanto le persone hanno dovuto cercare nuovi modi per compensare la perdita di guadagni.

In molti si sono ritrovati con diverse occupazioni part time o freelance simultaneamente o a combinare un contratto fisso con alcuni lavori flessibili. Più le persone hanno iniziato a familiarizzare con la gig economy, tanto più questo modello si è diffuso.

Il rapido sviluppo delle tecnologie digitali

Grazie a internet, i gig workers possono trovare lavoro ovunque nel mondo. Che tu sia un illustratore freelance in cerca di un autore o un'agenzia a caccia di un esperto SEO a supporto di un progetto, la vicinanza fisica non è più un problema quando si tratta di trovare i giusti collaboratori.

Inoltre, la tecnologia d'avanguardia usata per la creazione di piattaforme digitali per la gig economy, spesso basate su app, fa in modo che i consumatori possano contattare direttamente i professionisti. Basti pensare a Uber, che permette a chi ha bisogno di un passaggio di comunicare direttamente con gli autisti, o a Airbnb, che connette i viaggiatori con chi affitta alloggi e camere.

La pandemia mondiale di COVID-19

Nel bel mezzo della pandemia mondiale del coronavirus, i lavoratori della gig economy sono diventati essenziali per dare un senso di normalità e mantenere in vita i servizi che altrimenti non sarebbero sopravvissuti alla crisi. Dalle consegne contactless di cibo e farmaci ai servizi di didattica online, il supporto dei gig workers è stato essenziale durante il lockdown in tutto il mondo. Inoltre, dal momento che in molti hanno perso il lavoro o si sono visti ridurre le ore lavorative, la gig economy è stata una risorsa per sopperire alla diminuzione del reddito.

Oggi, non è inusuale che le persone alternino il lavoro dipendente al gig working, anche in settori diversi tra loro. Un esempio lampante sono gli organizzatori di eventi che si sono lanciati nell'organizzazione di conferenze online quando è nata questa esigenza, o i creatori di contenuti che prima scrivevano a tempo pieno per un'azienda e adesso lavorano da freelance per più clienti.

La gig economy ha addirittura contribuito a tenere a galla i ristoranti, che altrimenti durante il lockdown avrebbero chiuso i battenti per sempre. Sebbene i dipendenti regolari come camerieri e baristi siano risultati superflui durante il lockdown, rider e fattorini sono stati essenziali per la consegna delle pietanze dalle cucine alle case dei clienti affamati. Questo ha contribuito a tenere i cuochi occupati e permesso ai ristoratori di pagare l'affitto in modo che, con un po' di fortuna, possano riaprire una volta finito il lockdown. Si sono così creati più lavori nell'ambito delle consegne, anche grazie a una varietà di app come Uber Eats, Deliveroo e Wolt.

I pro e i contro della gig economy

Sebbene la gig economy con le sue opportunità abbia permesso a milioni di persone di approcciarsi al lavoro in maniera completamente nuova, presenta anche alcuni aspetti negativi. Prima di entrare a far parte anche tu della gig economy, assicurati di conoscere tutti i suoi pro e contro.

I vantaggi di un lavoro nella gig economy

Lavorare in maniera flessibile ha di sicuro i suoi vantaggi. Per molte persone tra questi ci sono:

  • Semplice accessibilità al mercato. Tutti possono entrare a far parte della gig economy, a prescindere dalle loro abilità.

  • Possibilità di trovare il giusto equilibrio tra lavoro e vita privata.

  • Orari di lavoro flessibili, spesso con la possibilità di scegliere quando lavorare e per quanto tempo.

  • Scelta del tipo di lavoro o progetti a cui si vuole lavorare.

  • Opportunità di lavorare ovunque nel mondo.

Gli svantaggi di un lavoro nella gig economy

Prima di firmare qualsiasi contratto o decidere di lasciare per sempre un impiego a tempo indeterminato bisogna considerare anche gli svantaggi del gig work, tra i quali solitamente si elencano:

  • Non avere pensione, assicurazione sanitaria, congedi di malattia pagati dal proprio datore di lavoro.

  • Poca sicurezza lavorativa per quanto riguarda gli indennizzi relativi a disoccupazione o termini di disdetta.

Piattaforme per la gig economy

Più questo tipo di economia si espande, più aumentano le piattaforme online che rendono più semplice la ricerca del lavoro per i gig workers. Questi siti web e app funzionano come un ponte tra i lavoratori e le persone o le aziende in cerca di un determinato servizio. Richiedono delle commissioni minime per mettere in contatto le due parti, conservando così il loro modello aziendale lucrativo. Molte di queste piattaforme, incluse Airbnb, Deliveroo, Uber, Fiverr e Amazon, al momento sono tra le aziende più redditizie al mondo.

Piattaforme per la gig economy in Italia

Se le piattaforme di gig economy internazionali sono tra le aziende più proficue al mondo, c'è anche un numero considerevole di organizzazioni locali in Italia che stanno prendendo piede nel mercato della gig economy. Tra queste ci sono:

  • BeMeEye

  • Viral Octopus

  • Coder block


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